Poeti minori dell'Ottocento by AA. VV

Poeti minori dell'Ottocento by AA. VV

autore:AA. VV. [Vv., Aa.]
La lingua: ita
Format: epub, azw3
editore: Utet
pubblicato: 2012-12-31T23:00:00+00:00


IDEALE

Ingenii custos, si vis tu nata Deontm

si vis, non moriar.

lo con te parlo, tu il sai, nell’ora

che il fatuo foco dentro la valle

la tenue cima de’ giunchi sfiora

e al pellegrino contrasta il calle:

5. al pellegrino che, bianco in volto,

dentro quei foco mira un sepolto.

Io parlo teco, fanciulla, quando

l’alba è vermiglia sulla montagna

e alla ginestra rileva il blando

10. capo e di fresche perle la bagna,

mentre negli orti la capinera

canta l’idillio di primavera.

Io con te parlo quando la greve

aura le foglie semina al piano,

15.o a larghe falde casca la neve

sovra il tugurio del mandriano:

non spunta giorno, sereno o bieco,

in ch’io, fanciulla, non parli teco.

Parlo negli atrii, lungo la via,

20.parlo fra i campi, sotto le stelle;

geme col vento la voce mia,

scoppia sonora colle procelle;

nel santuario, prosteso all’ara,

sempre a te parlo, fanciulla cara.

25. Dal grembo d’Eva tu non sei nata,

né il crin ti veste rosa mortale;

tu non hai bruna verga di fata,

Dea dell’Olimpo non t’armi d’ale:

dolce, segreto, libero, intero

30. s’apre il tuo mondo nel mio pensiero.

Tu meco piangi, meco sorridi

di queste nostre favole oscure;

le tue speranze tu mi confidi,

io ti confido le mie paure;

35.l’ora del tempo del par ci preme,

cara fanciulla, sognando insieme.

Nel fresco raggio del tuo sembiante

innamorarmi non mi vergogno;

coi crin già bianchi, tacito amante,

40.io notte e giorno seguo il mio sogno;

sinché la Parca, forse domani,

non ne recida gli stami arcani.

Questa parola d’un vel d’affanno

deh, non t’oscuri l’amabil viso!

45. In tristi giorni vivere è danno,

pur consolati dal tuo sorriso;

eppoi la gloria d’un grande amore

meglio si sente quando si muore.

So ben che sopra defunta spoglia

50. breve dell’uomo durano i lai,

come su pioppo di morta foglia

canto d’augello non dura assai;

ché chi dell’oggi segue le larve,

raro sospira su ciò che sparve.

55. Ma i’ credo e spero che, chiuse l’ossa

in pochi palmi d’aiuola verde,

tu qualche giglio sulla mia fossa

darai piangendo; se non si perde

nell’infinito mar dell’obblio

60. la navicella del canto mio.

Però in quel giorno, come tu stessa,

prenderò il volo per altri mondi;

tu me n’hai fatto la gran promessa,

e tu, fanciulla, me ne rispondi,

65.alto levando la nivea mano

verso un pianeta lontan lontano.

Dunque, o fanciulla, voghiam sull’acque,

voghiam cercando quel dolce porto;

s’io t’ho seguita, come a te piacque,

70.e tu mi guida, felice o morto,

verso la plaga dove tu dei

stringerti meco d’altri imenei.

Bella nocchiera, su questa barca

la tua canzone cantami intanto:

75. oh come, oh come lievi si varca

dietro la nota del dolce canto!

Oh come, oh come tutta s’infiora

di rose eterne la nostra prora!

China il soave capo tuo biondo,

80. angiolo stanco, sovra il mio seno;

mentre alle mura di Faramondo

Arminio i carri lancia dal Reno,

dormi, o fanciulla. Meglio è sognare

sulla stellata conca del mare.

Gli ideali, i sogni, le fantasie, si incarnano, in questi ultimi anni stanchi, in una soave minuscola fata, Azzarellina, nel cui nome e nella cui immagine il poeta compendia quanto ha a lungo sognato e ancora sogna. E il verso si fa anch’esso lieve e incantato come quella immagine vaga, quasi che il Prati riesca ora a dominarlo e a piegarlo, castamente, come non aveva mai saputo.

(Da Iside).

4. contrasta il calle: impedisce il cammino.

6. Allude alla credenza popolare secondo cui i fuochi fatui racchiudono le anime dei defunti.



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